Il linguaggio, dopo che
gli uomini ne ebbero uno, fu usato dapprima per comunicare, ma in
seguito ci se ne servì anche per nascondere il proprio pensiero.
Soprattutto questo secondo uso piacque tanto ai politici, che se ne
servivano, e purtroppo se ne servono, per “conquistare” consenso.
E questa abitudine è vecchia tanto quanto la democrazia: si pensi ai
sofisti, “artisti della parola”, e ai primi passi della
democrazia ad Atene nel V secolo avanti Cristo.
Con il tempo, ma dopo
tanto tempo, quando la democrazia rinacque, prima in Inghilterra e
dopo la Rivoluzione francese in Europa, si cercò di porre rimedio a
quest'uso distorto del linguaggio e lo si trovò nel dibattito,
conseguenza diretta delle libertà di pensiero e di espressione.
L'intervento di ieri a
Radio Cammarata del Sindaco Lapunzina, tenuto senza dibattito, come
già nell'antica Grecia preferivano i demagoghi e come ancora è
preteso da coloro che amano nascondere il proprio pensiero, è
un'involuzione millenaria della democrazia. A questa involuzione ci
ha portato la politica di Lapunzina!
Persa la sua maggioranza
in Consiglio, egli non è più il controllato che controlla il
proprio controllore. Non ci sarebbe nulla di male in tutto ciò, se
egli fosse disposto ad accettare il “dibattito” e quindi a non
essere l'unico decisore delle scelte per il buon andamento della
Città. Questo “dibattito” egli ha mostrato più volte di non
gradirlo o lo ha concesso, obtorto collo,
quando sapeva che eventuali votazioni gli garantivano la vittoria.
Oggi che non ha più questa garanzia, si appella ancora al
popolo, nella speranza che, in
assenza di contraddittorio, la sua opinione diventi verità assoluta.
Non
tralascia, per essere più convincente, di richiamarsi a dissesti
evitati, dimenticando di precisare che essi non sono stati evitati,
ma soltanto sospesi o rimandati, e in nome di questi presunti
successi accusa d'irresponsabilità quella parte del Consiglio, che
gli si oppone. Finge di non capire che non è a lui che si oppongono,
ma alle scelte irresponsabili, che hanno ridotto Cefalù e i suoi
cittadini a uno stato di arretratezza, che forse ha origini nelle
amministrazioni precedenti, ma che oggi, dopo due anni di sua
amministrazione, ha raggiunto l'acme.
Conoscere
le cause del bene non dà agli uomini maggiore felicità, ma
conoscere le cause del male dà invece la possibilità di evitarlo. E
siccome per conoscerlo bene è necessario il contributo di tutti,
ecco spiegata la necessità che di esso parlino tutti, persino coloro
che lo negano, affinché i cittadini possano agire, per evitarlo.
Ecco spiegata la necessità della polemica, della critica e del
contraddittorio: tutte cose assenti nella trasmissione di ieri.
In
un simile contesto hanno perso ogni importanza gli annunci di un
futuro paradisiaco e dell'intervento è rimasto soltanto il sapore
amaro di una retorica senza logica, con tanta mistificazione e in
alcuni tratti condita di arroganza.

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