Io non so come e quale
storia s'insegna nelle nostre scuole, per non dire delle altre
materie, ma tante posizioni dei giorni nostri indicano che comunque
dalla magistra vitae s'è
imparato così poco, che ormai ogni giorno di più si ripetono molti
errori commessi in passato; si ripetono come se di essi non se ne
avesse conoscenza alcuna. E quando se ne ha conoscenza, essa non
comprende il vero significato delle scelte del passato e le
conseguenze negative, che ne sono derivate.
Questa
situazione ha determinato una vera e propria palude intellettuale e
morale, nella quale sguazzano come ranocchi i politici e i burocrati,
i cui proclami, scritti o parlati, somigliano al gracidare
incomprensibile delle rane.
È
la prima volta che ciò accade nella storia umana? Non direi. Se si
guarda anche al lontano passato, ecco venire alla luce un momento
storico simile all'attuale. Si tratta del momento storico della
grande crisi, che precedette la caduta dell'Impero romano. Il momento
storico in cui, dopo lotte civili e crisi economiche, arriva al
soglio imperiale Diocleziano.
Egli arrivò in mezzo a
una palude intellettuale e morale simile all'attuale. Come Renzi,
s'incaricò di riorganizzare la società con grande vigore.
Sfortunatamente, il suo zelo superò la sua comprensione delle forze
economiche in gioco nell’impero. Non comprese, anch'egli dimentico
di quanto era accaduto nella storia greca secoli prima, che con la
moneta di uno stato non si può giocare, per far tornare i conti. La
moneta ha il valore che i cittadini le riconoscono per i vantaggi che
dà loro. Invece, come si fa oggi con l'euro, egli decise di
mantenerla sopravvalutata.
La ragione principale per
la sopravvalutazione del valore della moneta era, ovviamente,
funzionale al mantenimento di una grande armata ed una estesa
burocrazia – l’equivalente di un governo moderno. Ogni provincia
dell'impero aveva la sua burocrazia, che insieme a quella romana
succhiava il sangue dei cittadini.
Diocleziano decise, come
accadde con Berlusconi e come oggi accade con Renzi, che la
deflazione, ottenuta riducendo i costi civili e militari del governo,
era impossibile. Era impossibile allora ed è impossibile oggi. La
sola differenza tra allora e oggi consiste nel fatto che l'Italia non
è l'Impero, ma la provincia dell'impero europeo, per cui Renzi, come
un antico governatore di una provincia romana, può dire che così
vuole l'imperatore, nel nostro
caso l'imperatrice Merkel. Egli, quindi, ha messo in moto una sequela
di imposte, pur di non diminuire le spese dello Stato, che mantiene
con alti emolumenti e vitalizi i suoi parassiti. E se il cittadino
non può pagare le troppe imposte? Qui Renzi e i politici dimostrano
di avere imparato bene la lezione di Diocleziano, che in un suo
decreto così si esprime: “si considererà colpevole
anche chi, possedendo abbastanza beni per il vitto e l’utilizzo,
abbia deciso di ritirarli dal mercato, poiché la pena [ovvero la
morte] meriterebbe di essere più severa per chi causa la penuria che
non per chi se ne approfitta contro le leggi.”
Esattamente la stessa
cosa che è accaduta e ancora accade con Renzi. E il decreto di
Diocleziano, credetemi, è scritto in un latino, che somiglia tanto
al pessimo italiano, in cui sono scritte le leggi e le circolari
odierne.
Nessuno dice ai politici
di oggi che l'epoca di Diocleziano fu seguita prima dalla spaccatura
dell'impero e poi, poco più di un secolo dopo, dalla sua caduta. E
nessuno dice a questi piccoli ignoranti che un secolo di allora
potrebbe contrarsi oggi, grazie alla velocità di comunicazione, ad
appena un decennio, dopodiché finirebbe anche l'Italia come finì
l'Impero romano.

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