Né l'Italia né l'Europa
hanno dimostrato, fino a oggi, grande intelligenza del fenomeno
emigrazione e di quelli che
gli fanno da corollario.
L'Italia
crede che di fronte alla continua invasione non ci si deve mostrare
razzisti e rimane quasi inerte, fomentando quasi un odio razziale da
parte di coloro che mai si sarebbero sognato di essere razzisti, ma
che lo sono diventati quasi per difendere la loro cultura, quando non
la stessa loro vita.
Questi
razzisti, frutto della
nostra cattiva politica e del malaffare con cui si governa il
fenomeno, non hanno un giudizio negativo del colore della pelle o
della povertà di questi poveri migranti, spesso in fuga per la vita,
ma del fatto che il Governo e lo Stato in genere non sanno imporre il
rispetto delle civili norme di convivenza. Inconsciamente sanno che
questo rispetto delle regole non hanno saputo imporlo agli stessi
Italiani, che per fortuna ancora in gran numero vi si attengono per
l'educazione ricevuta fin da piccoli, ma che comincia a traballare,
quando si rendono conto che i primi a non rispettare tali norme sono
proprio coloro che prima le hanno approvate e adesso le calpestano,
com'è accaduto a Roma, a Milano o a Venezia, dove gli episodi di
delinquenza politica e burocratica hanno portato a numerosi arresti
anche di politici di spicco. Questa osservazione li fa considerare
come orfani della politica, che dovrebbe essere l'arte di fare il
bene del popolo, e li fa sentire come privi di un riferimento
politico, spingendoli per adesso a protestare, ma presto si
sentiranno in diritto di difendersi da se stessi.
Quando
ciò accadrà – e non ci vorrà molto tempo – lo Stato italiano
sarà soltanto un fantasma e l'anarchia regnerà sovrana in Italia.
Di
contro, l'Europa, incapace di vedere in questo fenomeno
dell'immigrazione un pericolo per se stessa, pensa ancora come
nell'Ottocento e rimane legata ai suoi interessi nazionalistici. Non
è capace, in questo particolare momento, di mostrare quell'unità
politica, che ne farebbe una forza da rispettare. L'Europa, in poche
parole, è in questo momento un'imbelle Italia un po' più grande.
Attaccata
ai piccoli interessi economici, sta indebolendosi, cercando di
riequilibrare i singoli debiti pubblici, non accorgendosi che in
questo modo ottiene un equilibrio verso il basso, perché la sua
insana politica ha distrutto e ancora distrugge ricchezza e posti di
lavoro.
Così
facendo, la stessa immigrazione sarà destinata a diventare soltanto
una ulteriore destabilizzazione sociale, ma finirà anche con il
funzionare da acceleratore della crisi europea, con il Continente
culla della civiltà trasformato in un cartello commerciale, incapace
di crescere, perché sempre più oberato di imposte altissime, che ne
minano la forza economica.
Sono
convinto che, se nei prossimi mesi – e non anni – l'Italia e
l'Europa rimarranno ancora all'attuale esempio di politica indecisa,
senza strategia e senza volontà unitaria, per esse non si prepara un
grande futuro, anzi, per esse non vi sarà più un futuro e l'Europa
sarà solamente un'appendice del Continente asiatico. Già gli
investimenti cinesi in Europa e in Italia ne sono il primo segno
allarmante.
Tornerà
la ragione in Italia e in Europa? Ne dubito.

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