Credo che oggi a Cefalù
sia indispensabile dichiarare non il caso di calamità naturale, ma
quello di banalità naturale, almeno a sentire le frequenti
dichiarazioni dei nostri Amministratori e, soprattutto, le loro
azioni politico-amministrative.
Intanto, sembra che ormai
essi abbiano abdicato alle loro funzioni istituzionali, per
demandarle alla giustizia amministrativa o civile. Se, infatti,
dovessimo contare i ricorsi presentati al TAR, al CGA, alla Corte dei
Conti e in tutte le sedi scelte anche maldestramente, perché
incompetenti o senza giurisdizione, l'elenco sarebbe lungo e noioso,
ma persino doloroso per le sconfitte che in tanti casi hanno
accompagnato i ricorsi fatti o subiti.
Le conseguenze non sono
di poco conto. La funzione della politica è quella, ben diversa da
quella dei tribunali, di dare spazio al compromesso nell'interesse
della comunità dei cittadini. E il compromesso non potrà mai
raggiungersi con il muro contro muro, per cui si finisce con il
creare danni ai cittadini con la banale giustificazione che esso è
la conseguenza dell'intenzione di far loro il bene, che non si è
raggiunto per colpe di decisioni del passato.
Ancor più banale della
giustificazione c'è l'interpretazione, che spesso viene data delle
leggi e delle norme, in forza delle quali si ricorre ai tribunali. Su
quanto quelle interpretazioni si siano dimostrate inconsistenti o
errate, ne hanno dato prova diverse sentenze, per cui non torno a
parlarne.
Questo per quanto
riguarda il coinvolgimento dei tribunali. Altre banalità hanno
riguardato e riguardano l'attività amministrativa in senso stretto.
Questa Amministrazione, infatti, si attiene al principio enunciato da
un esponente del PD, Fausto Raciti, “di deresponsabilizzazione
della politica attraverso i tecnici.”. Questo principio supera ogni
banalità immaginabile. In democrazia gli elettori vengono in questo
modo defraudati del loro potere di controllo e di giudizio
dell'operato di coloro che hanno eletto a rappresentarli. Infatti, se
ogni responsabilità è dei tecnici, si presentano non pochi
problemi. Innanzitutto, come togliere la propria fiducia a chi non si
è mai data, visto che i tecnici sono stati nominati dai politici?
Chi garantisce al cittadino che il politico, che li ha nominati, non
usi la sua influenza per far fare loro cose che per scienza ritengono
sbagliate? E se il tecnico dovesse opporsi, chi gli garantisce di
poter godere della fiducia del politico, che lo ha scelto? Anche
quando il tecnico è un burocrate, potrà mai sottrarsi alla volontà
del politico? E, infine, la scelta fatta da un politico impreparato a
capire la preparazione del tecnico – dal legale all'ingegnere –
non potrebbe essere sbagliata?
Però, secondo la legge
approvata pro domo sua dai
politici, ogni responsabilità, anche penale, è dei tecnici e dei
burocrati, di questi pigmei responsabili di un elefante, come
qualcuno li ha definiti.
Di
fronte all'elefante burocrazia i cittadini sono inermi, visto che
coloro che hanno scelto per rappresentarli e per rappresentarne gli
interessi si auto-deresponsabilizzano, creando ad hoc
un capro espiatorio nei burocrati.
Tutto
ciò non è originale, ma banale. Per conseguenza, anche l'attività
amministrativa di Cefalù, attenendosi a quanto sviluppato finora,
non ha nulla di originale rispetto a quella passata, che accusa delle
peggiori nefandezze, ma è
banalmente uguale a essa: incompetente e dannosa.

Nessun commento:
Posta un commento