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sabato 6 agosto 2011

Berlusconi e la Costituzione

Berlusconi ha letto la Costituzione? E se l'ha letta, l'ha anche capita? Domande che sorgono spontanee dalla sua dichiarata volontà d'intervenirvi, per aggiungere un articolo che preveda l'obbligo di rispettare l'equilibrio di bilancio e un altro per dichiarare che tutto è permesso, se non è esplicitamente vietato dalla legge.
Nel primo proponimento c'è una dimenticanza: l'articolo 81, fortemente voluto da Einaudi, per evitare che il Parlamento approvi leggi di spesa, se non fornisce prove concrete che esistono i fondi per sostenere la spesa. Se si fosse rispettato questo articolo, il nostro debito pubblico non sarebbe oggi così alto e noi non saremmo a rosolare nella padella di una crisi economica. E' accaduto, invece, che la nostra classe politica, questa di oggi e quella di ieri, con il Documento di programmazione economica è riuscita a sfuggire a questo imperativo dell'articolo 81: ha semplicemente dimostrato che esisteva la copertura per il primo anno, ma non si è preoccupata di quel che sarebbe accaduto negli anni seguenti, quando perduravano le spese previste dalla legge approvata. In sostanza, si creavano i presupposti per futuri “debiti fuori bilancio”, da finanziare con nuove imposte e nuovi debiti. In questo modo l'articolo 81 veniva ingannato.
Con la proposta di Berlusconi l'inganno rischierebbe di diventare cronico e di costare al contribuente più di quanto costi oggi. La spesa non frenata e l'obbligo dell'equilibrio di bilancio costringerebbero il Governo e il Parlamento ad aumentare le imposte, con quali conseguenze è evidente.
Il caso del “tutto permesso” è un'aberrante ridondanza. Certo che quel che la legge vieta non posso farlo, perché commetterei un reato! E' già previsto nella Costituzione nel punto in cui è chiaramente detto che “nessuno può essere condannato, se non ha commesso un reato”, cioè se non è venuto meno a un obbligo di legge. Ma forse Berlusconi voleva dire che finora sono state fatte leggi perché la burocrazia avesse strumenti per ricattare o rallentare l'economia. Pensi piuttosto, quindi, a cancellare le tante leggi che favoriscono le lobbies e i partiti e le loro clientele. Da oltre duecentomila le faccia diventare settemila come in Germania o, tutt'al più, quattordicimila come in Francia.

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