Berlusconi ha letto la
Costituzione? E se l'ha letta, l'ha anche capita? Domande che sorgono
spontanee dalla sua dichiarata volontà d'intervenirvi, per
aggiungere un articolo che preveda l'obbligo di rispettare
l'equilibrio di bilancio e un altro per dichiarare che tutto è
permesso, se non è esplicitamente vietato dalla legge.
Nel primo proponimento
c'è una dimenticanza: l'articolo 81, fortemente voluto da Einaudi,
per evitare che il Parlamento approvi leggi di spesa, se non fornisce
prove concrete che esistono i fondi per sostenere la spesa. Se si
fosse rispettato questo articolo, il nostro debito pubblico non
sarebbe oggi così alto e noi non saremmo a rosolare nella padella di
una crisi economica. E' accaduto, invece, che la nostra classe
politica, questa di oggi e quella di ieri, con il Documento di
programmazione economica è riuscita a sfuggire a questo imperativo
dell'articolo 81: ha semplicemente dimostrato che esisteva la
copertura per il primo anno, ma non si è preoccupata di quel che
sarebbe accaduto negli anni seguenti, quando perduravano le spese
previste dalla legge approvata. In sostanza, si creavano i
presupposti per futuri “debiti fuori bilancio”, da finanziare con
nuove imposte e nuovi debiti. In questo modo l'articolo 81 veniva
ingannato.
Con la proposta di
Berlusconi l'inganno rischierebbe di diventare cronico e di costare
al contribuente più di quanto costi oggi. La spesa non frenata e
l'obbligo dell'equilibrio di bilancio costringerebbero il Governo e
il Parlamento ad aumentare le imposte, con quali conseguenze è
evidente.
Il caso del “tutto
permesso” è un'aberrante ridondanza. Certo che quel che la legge
vieta non posso farlo, perché commetterei un reato! E' già previsto
nella Costituzione nel punto in cui è chiaramente detto che “nessuno
può essere condannato, se non ha commesso un reato”, cioè se non
è venuto meno a un obbligo di legge. Ma forse Berlusconi voleva dire
che finora sono state fatte leggi perché la burocrazia avesse
strumenti per ricattare o rallentare l'economia. Pensi piuttosto,
quindi, a cancellare le tante leggi che favoriscono le lobbies e i
partiti e le loro clientele. Da oltre duecentomila le faccia
diventare settemila come in Germania o, tutt'al più, quattordicimila
come in Francia.
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