Cambiare la Costituzione?
Se
è vero, come diceva Jefferson, che ogni generazione deve avere la sua
costituzione, la nostra ha forse bisogno d'essere rivista, visto che di
generazioni dalla sua entrata in vigore ne sono passate almeno tre.
C'è da aggiungere che essa ormai si dimostra ogni giorno più inadeguata e
la crisi del sistema Italia deriva anche, e forse soprattutto, da
questa inadeguatezza. Siamo come una botte che ha bisogno di un cerchio
di ferro, perché le sue doghe si tengano ferme al loro posto. E una
costituzione funzionante e condivisa sarebbe questo indispensabile
cerchio di ferro.
Le recenti attività del Presidente Napolitano sono
state volte a sostituire questo cerchio. Ma se al suo posto ci fosse
stato qualcuno meno coraggioso e incapace di occupare un posto lasciato
libero dalla politica, saremmo ancora
con la botte "sistema Italia" in piedi? Quindi è forse il caso che ci
pensiamo un po', a meno che non vogliamo soggiacere al luogo comune che
la Costituzione NON Si TOCCA!
L'articolo 138 prevede le procedure di
revisione della Costituzione, ma esso mi sembra inadeguato. Ci
troviamo, visto lo stato in cui versiamo, di fronte al cosiddetto
paradosso di Zagrelbelsky: il sistema va riformato perché incapace di
decisioni forti, ma la revisione sarebbe una decisione fortissima, che
il sistema politico, essendo appunto in crisi, non può prendere. A meno
di non essere come il barone di Munchhausen, che si salvò dalle sabbie
mobili tirandosi da solo per i capelli.
Occorre, allora, una nuova
costituente eletta dai cittadini con il sistema proporzionale, perché
tutti vi abbiano voce. Sarebbe opportuno che, prima d'indire le elezioni
per la costituente, si chiedesse ai cittadini, con un referendum, se 1)
vogliono cambiare la Costituzione e 2)se vogliono incaricarne le
Assemblee legislative o un'apposita Costituente.
Nel caso in cui nel
referendum vincesse la volontà di incaricarne un'apposita Costituente,
si aprirebbe un dibattito come nel '46 e forse guadagneremo la speranza
di durare come Nazione e come Civiltà ancora per qualche secolo.
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