Visualizzazioni totali

giovedì 19 gennaio 2012

La Sicilia disperata in rivolta



La Sicilia in agonia sta contorcendosi convulsamente come un impiccato. Alludo, per i contorcimenti, a coloro che scendono in piazza e sfogano non la loro rabbia, perché non hanno più la forza di averne, ma la loro disperazione. Sono agricoltori, autotrasportatori, pescatori. Sono uomini che hanno rischiato sempre in proprio; sono, cioè, uomini abituati ad affrontare le difficoltà della loro attività, facendo leva sulle loro capacità, sul loro coraggio, sulla loro esperienza e quella dei loro genitori, sulla loro buona volontà.
C'è, a questo proposito, la dichiarazione di uno di questi manifestanti, un agricoltore nel caso specifico, che la dice lunga sulla situazione reale. Ricordando il padre e il nonno, egli si chiede e chiede come mai costoro, con il duro lavoro, riuscirono a comprare quella terra, dove lavora e sulla quale costruirono la casa, che oggi egli abita; mentre invece egli, dopo vent'anni di lavoro, si ritrova persino senza la capacità di mantenere se stesso e i propri figli. Si ritrova disperato.
Vero, come mai? Che cosa non ha funzionato? Forse è cambiato il metodo di coltivazione degli agrumi o delle lattughe? Forse le onde del mare in tempesta non vengono più affrontate dai pescatori, per catturare pesci? Forse si sono allungati gli itinerari per gli autotrasportatori?
Niente di tutto questo! Si è provveduto soltanto a togliere libertà a questi lavoratori. La libertà di trovare “sul campo” e con l'esperienza le soluzioni ai problemi, che da sempre gli uomini devono affrontare per vivere. E gli si è tolta, questa libertà, facendo loro credere che lo si faceva per il loro bene, per liberarli dal peso del rischio e per garantire loro sicurezza estrema. Una sicurezza, che procuravano con quelli ch'erano chiamati “contributi” o “fermi biologici” e che permettevano a una classe politica sempre meno preparata e a una burocrazia – che non distingueva una vacca da una capra o una sardina da un'acciuga – di stabilire che cosa questi uomini dovevano fare, quando dovevano farlo e come dovevano farlo. Nel giro di pochi decenni questa politica dissennata ha distrutto molte attività e ha dilapidato ricchezze in stupide sperimentazioni, studiate a tavolino, ma persino nemiche del territorio. Tant'è che esso da anni ormai si ribella con le sue frane, finché una di esse non inghiottirà questi responsabili.
Oggi anche loro, i politici regionali e la burocrazia, sono stanchi, al punto che non sanno sfruttare le occasioni offerte dalla UE con i fondi per il rilancio della Sicilia, e disperati nominano consulenti pagati a peso d'oro e per se stessi chiedono stipendi ed emolumenti superiori di gran lunga a quelli dei loro colleghi di altre regioni italiane. Disperati impugnano il bilancio dello Stato, chiedendo il riconoscimento del diritto d'incassare le accise sui carburanti. Ma per far cosa? Per mantenere i loro privilegi, visto che la cifra non sarebbe sufficiente neppure a coprire il misero 5% delle necessità.
Non impugnano, però, le decisioni di chiudere centri nascite e tribunali. In questo caso sono ubbidienti e solerti come scolari diligenti!
Povera Sicilia! Speriamo che questa ribellione spontanea, sebbene nata dalla disperazione, non muoia prima che i Lombardo e i suoi assessori siano tornati nelle loro case e seduti sui triclini siano serviti e riveriti dai dirigenti e dai burocrati regionali, con indosso finalmente la livrea dei servitori. Speriamo che questi uomini non facciano come altri prima di loro e non si ritirino perché è stato promesso un contributo o un piano faraonico d'intervento.
Non fidatevi di chi, promettendo l'autonomia, vi ha svenduti per restare attaccato a una poltrona!

Nessun commento: