Da anni, persino da decenni, si procede a manovre
correttive, che consentono allo Stato e al Paese di sopravvivere, ma
che non risolvono nulla. Queste manovre somigliano alle riparazioni
di un'automobile ridotta ormai a un catorcio e che, pertanto, deve
essere sostituita. Se non lo si fa, si spendono troppi soldi per le
riparazioni – come accade con ogni manovra – ma l'automobile
continua a essere inaffidabile, perché soggetta a nuovi guasti e
quindi inutilizzabile per i lunghi viaggi, come dovrebbe essere
quello di un Paese verso il futuro.
Non insisto su cose che conosciamo bene, visto che
apparteniamo a quel gruppo di uomini che non vogliono restare
inconsapevoli del loro presente. Basti ricordare che l'Italia, così
com'è, questo viaggio verso il futuro non può intraprenderlo.
Che cosa fare allora? Smetterla finalmente con le
“manovre” e pensare a una seria riforma dello Stato e della sua
Carta fondante. Cambiamo, cioè, automobile, il cui acquisto prevede
un pagamento in una moneta diversa dall'euro: le idee!
Procuriamocele, allora! Ma esse si trovano, come qualcuno ci ha
insegnato tanti secoli fa, nel dibattito e nello scambio di opinioni.
Ecco perché ritengo utile e quasi indispensabile che noi ci
misuriamo, ci confrontiamo: perché alla fine avremo idee mature e
sottoposte alle critiche argomentate, che sapremo scambiarci. Ne
abbiamo il dovere, perché abbiamo ricevuto il dono dell'intelligenza
e questa intelligenza l'abbiamo e continuiamo a coltivarla. Se non lo
faremo, saremo come ladri, che hanno rubato qualcosa alla natura, o
poveri stupidi che utilizzano un grande dono per scambiarlo con un
piatto di lenticchie.
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